Aosta perde 102 negozi in tredici anni: l’allarme di Confcommercio sulla desertificazione commerciale
15/03/2026
Ad Aosta il commercio al dettaglio registra una contrazione significativa che riflette un fenomeno sempre più diffuso nelle città italiane. I dati diffusi dall’Osservatorio “Città e demografia d’impresa” di Confcommercio evidenziano come, tra il 2012 e il 2025, il capoluogo valdostano abbia perso 102 attività commerciali, passando da 474 a 330 imprese complessive tra centro storico e aree periferiche.
La riduzione del 21,5% del tessuto commerciale locale si inserisce nel quadro della cosiddetta desertificazione commerciale, processo che sta interessando numerosi centri urbani italiani e che modifica profondamente l’equilibrio economico e sociale delle città.
Secondo Fipe Confcommercio Valle d’Aosta, i numeri richiedono un’attenzione immediata e un confronto strutturato tra associazioni di categoria, amministrazioni comunali e Regione.
Centro storico e periferie: un calo che coinvolge tutta la città
L’analisi territoriale mostra un arretramento diffuso in quasi tutte le aree urbane. Nel centro storico di Aosta il commercio al dettaglio è passato da 250 a 172 imprese, con una diminuzione del 31,2%.
Le zone non centrali registrano una flessione simile: le attività sono scese da 224 a 158, pari a una riduzione del 29,5%.
Il fenomeno segue un andamento già rilevato su scala nazionale. Nei 122 comuni medio-grandi analizzati da Confcommercio, negli ultimi anni sono scomparsi oltre 156 mila punti vendita, tra commercio fisso e ambulante. Anche in questo caso i centri storici risultano particolarmente esposti alla perdita di negozi e servizi.
Per Ermanno Bonomi, presidente di Confcommercio Aosta, la questione riguarda non solo l’economia ma l’identità urbana: la chiusura di attività commerciali implica meno servizi di prossimità, minore vitalità sociale e un progressivo indebolimento del tessuto cittadino.
I settori più colpiti e i segnali di trasformazione
L’analisi per comparti mostra alcune criticità molto marcate. Nel centro storico di Aosta il calo riguarda diversi settori tradizionali del commercio urbano:
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Edicole: -50% (da 8 a 4)
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Abbigliamento e calzature: -35,5% (da 62 a 40)
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Mobili e ferramenta: -53,3% (da 30 a 14)
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Libri e giocattoli: -42,9% (da 21 a 12)
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Commercio ambulante: -80% (da 5 a 1)
L’unico comparto con un andamento positivo è quello delle farmacie, che crescono del 66,7%, passando da tre a cinque esercizi. Stabile invece il settore legato alla vendita di computer e telefonia.
Anche il comparto dell’ospitalità e della ristorazione mostra dinamiche in evoluzione. Nel centro storico si registra una crescita complessiva del 20,2%, con le imprese che passano da 119 a 143. Tuttavia il dato nasconde trasformazioni profonde:
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gli alberghi tradizionali diminuiscono del 33,3%
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aumentano invece le altre forme di alloggio, in particolare gli affitti brevi, cresciuti del 200%
Allo stesso tempo si espande il numero di ristoranti (+24,3%) e cresce leggermente il settore di rosticcerie, gelaterie e pasticcerie (+4,5%), mentre i bar tradizionali registrano una contrazione del 13,2%.
Secondo Graziano Dominidiato, il settore della ristorazione sta attraversando una fase di cambiamento strutturale: nuove formule più flessibili si affermano rapidamente, mentre alcune attività storiche faticano a mantenere la propria presenza.
Le proposte per sostenere il commercio di prossimità
Confcommercio Valle d’Aosta sottolinea la necessità di un intervento coordinato tra istituzioni e operatori economici. L’associazione propone di avviare un confronto con Comune e Regione per sviluppare strategie territoriali ispirate al progetto “Cities” di Confcommercio.
Tra le misure suggerite figurano:
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strumenti di analisi e monitoraggio dell’evoluzione del tessuto commerciale
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riconoscimento delle imprese di prossimità come elemento centrale della pianificazione urbana
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integrazione tra politiche economiche e strumenti urbanistici
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regolamentazione dell’offerta commerciale nelle aree più delicate del centro storico
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gestione attiva dei locali sfitti, per evitare fenomeni di degrado urbano
Il contesto economico generale presenta segnali di moderato miglioramento, con una previsione di crescita del PIL italiano dello 0,9% nel 2026, ma la ripresa dei consumi resta fragile e condizionata da variabili internazionali.
Per Confcommercio, proprio questa fase rende indispensabile sostenere il commercio di vicinato, considerato un elemento fondamentale della vita urbana: garantisce servizi ai residenti, contribuisce alla sicurezza delle strade e mantiene vivo il tessuto sociale dei quartieri.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.